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mercoledì 3 dicembre 2008



di Miguel Martinez (Kelebek)
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Sul suo blog, Upuaut ci segnala un caso interessante di autentica opposizione politica in Italia.

Il vero protagonista è Rupert Murdoch; in secondo piano, recita il centrosinistra.

Rupert Murdoch, ricordiamo, è il proprietario di 175 quotidiani in tutto il mondo, nonché di Sky TV e della Fox News: sta insomma al pianeta come Silvio Berlusconi sta all'Italia, o come le cose serie stanno alle cialtronate. E infatti, Murdoch e Berlusconi hanno fatto spesso e volentieri affari insieme.

Rupert Murdoch, ricordiamo, non è solo l'oscuro signore delle anime affatturate dal calcio. E' anche stato il più potente promotore dell'attacco statunitense contro l'Iraq; il principale generatore mondiale dell'islamofobia e dello scontro di civiltà; i suoi media hanno sempre appoggiato Israele; sono stati i fondi di Rupert Murdoch a mettere in piedi il movimento neocon negli Stati Uniti; e oggi i suoi media promuovono l'ipotesi di un attacco americano all'Iran.

Aggiungiamo le infinite tragedie e miserie indotte dal neoliberismo di cui Murdoch si è fatto ovunque sostenitore. E le morti provocate direttamente dalla macchina dello scandalo murdochiana.

Sempre pronto a scommettere sul cavallo vincente, Rupert Murdoch oggi elogia Obama, pur criticandone la politica economica come troppo "di sinistra".

Bene, Upuaut ci racconta che Silvio Berlusconi, che a suo tempo regalò a Sky TV una clamorosa e ingiustificata riduzione dell'IVA, oggi ci ripensa e decide di far pagare le tasse a Murdoch.

Il centrosinistra non ci sta.

Sì, avete capito bene. Il centrosinistra dice che il magnate australiano deve continuare a non pagare le tasse sui soldi che guadagna.

Il nuovo avvocato fiscalista di Murdoch in Italia è il nostro vecchio conoscente, Roberto Cuillo, responsabile Industria Culturale del PD. Se vi chiedevate cosa vuol dire "Industria culturale", adesso lo sapete. Dice infatti Roberto Cuillo:
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“Il presidente del consiglio Berlusconi sbaglia quando dice che colpendo Sky si colpisce un privilegio [...]. In poche parole, Sky si è affermata anche come industria culturale di primo piano per questo Paese. E la cultura non è mai un privilegio ma un diritto di tutti. Con questi provvedimenti il governo umilia una delle industrie più vitali e dinamiche in Italia. [1] [...] Il governo colpisce al cuore l'industria culturale italiana: quella dell’intero sistema televisivo. Sembra un paradosso ma è la realtà. Berlusconi spegne le tv italiane”.
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Insomma, se un'industria è "vitale e dinamica", non va tassata.

Lo diceva Bush e lo ripete Cuillo.Non so se Roberto Cuillo sia emiliano, ma chi è vissuto in Emilia-Romagna riconoscerà subito quel particolarissimo linguaggio [2] che si è sedimentato nel lento slittamento dal culto dell'Unione Sovietica al culto dell'impresa, mentre è restato immutato l'animo del funzionario stalinista. Solo che una volta il "diritto di tutti" era quello di partecipare; mentre oggi è quello di consumare.

Nessun giudizio moralistico da parte mia. Berlusconi ha capito per primo che la politica è ormai un sottoprodotto dell'industria culturale, una branca della mediologia; e adesso ci è arrivato anche il Partito Democratico.

Il compito del Partito Democratico è di mettere la propria gente al governo e mandare a casa quella degli altri; e quindi fanno benissimo a cercare i voti di milioni di Murdoch-dipendenti arrabbiati. E come Forza Italia dipende dai soldi Mediaset, al PD potrebbero fare comodo i soldi del miliardario mediatico australiano.

Però, nella malaugurata ipotesi che ci sia qualche abbonato a Sky TV tra i lettori di questo blog, ricordo che non è troppo tardi per salvarsi:
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“ 'È Natale e c’è una buona notizia per i consumatori: recedere in qualsiasi momento da Sky costa al massimo 10,48 [euro]”: comincia così una nota di Adiconsum, che esprime tutta la soddisfazione dell’associazione dei consumatori per la conclusione di “una vicenda iniziata nel 2007 da una denuncia di Adiconsum all’Agcom che chiedeva la corretta applicazione della Legge Bersani da parte di Sky. Dopo la delibera n. 484/08/CONS, pubblicata il 29 luglio 2008 dall’Autorità delle Comunicazioni, Sky si oppose al Tar del Lazio chiedendo la sospensione della decisione che imponeva alla tv di ridurre, considerevolmente, i costi di recesso' .

Ora il Tar ha respinto l’opposizione di Sky e quindi ecco i consigli di Adiconsum per recedere dal contratto senza problemi."
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P.S. Ultime notizie... pare che a Rupert Murdoch gli daranno tre anni di tempo per arrivare a pagare la stessa IVA che paga Miguel Martínez, traduttore di manuali tecnici, dal giorno in cui ha aperto la partita IVA.


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[1] Va dato atto a Cuillo di ammettere che la cultura italiana attuale è la televisione, altro che Manzoni o Boccaccio. E che la televisione è un'industria. Però le industrie non si umiliano: fanno i soldi o li perdono. Comunque Cuillo dice una sciocchezza. Rupert Murdoch minaccia di far ricadere l'aumento delle tasse sui propri consumatori. E i propri consumatori ovviamente pagheranno: il calcio-spettacolo, come l'eroina, è una merce a consumo fisso, a prescindere dal prezzo.


[2] Un linguaggio divertentissimo per noi traduttori. Che quando siamo di cattivo umore, traduciamo letteralmente.

venerdì 28 novembre 2008

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di Miguel Martinez (Kelebek)
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Questo orrore mi era sfuggito, anche se sicuramente la maggioranza dei lettori ne sarà al corrente.
A Villafranca Padovana, il sindaco, la signora Beatrice Piovan dell'Udc, ha chiesto alle scuole di saltare un giorno di lezione per festeggiare la pugnalata alle spalle che il governo italiano - senza consultare il proprio parlamento - commise ai danni dell'impero austroungarico; l'uccisione di seicentomila italiani per ordine dello stesso governo, nonché di un numero imprecisato di austriaci, ungheresi, croati e sloveni; le decimazioni dei militari che si rifiutavano di uccidere e di farsi uccidere; la prigionia di 600.000 italiani in condizioni tremende, considerati in blocco "disertori", con tanto di sequestro dei beni dei loro familiari e processi di massa; il furto di terre non italiane, o che comunque non avevano alcun desiderio di finire sotto l'Italia. E una battaglia, quella di Vittorio Veneto, vinta con tonnellate di gas iprite francese, contro un nemico il cui stesso stato si era dissolto alcuni giorni prima.[1]
A questa apologia di crimini contro l'umanità, il sindaco affiancava un alzabandiera (ricordiamo che il Veneto fu regalato dalla Prussia nel 1866 a un'Italia sconfitta), una messa (sì, c'era anche un prete per celebrare quella che Benedetto XV definì "l'inutile strage") e - a dispetto di ogni cronologia - pure una cerimonia in onore degli occupanti italiani uccisi in un'azione di resistenza in Iraq. Quelli che avevano come motto, "Luca annichiliscilo!" [2]
Il consiglio dell'istituto comprensivo di Villafranca Padovana
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"non ha deliberato l’interruzione delle attività didattiche per far partecipare tutta la scuola alle celebrazioni (non ritenendo neppure opportuno imporre un rito religioso cattolico agli studenti non cattolici della scuola), ma è stata lasciata libertà di scelta, tanto che sette – quattro terze medie e tre quinte elementari – hanno comunque deciso di prendere parte alle iniziative".
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Conseguenze di questa mitissima presa di non posizione?
Prima di tutto, sono arrivati alla scuola i carabinieri.
Poi il sottosegretario all'ambiente (?) ha chiesto la rimozione della direttrice scolastica.
I giovani di Alleanza Nazionale hanno tappezzato la scuola di bandiere tricolore.
Il Ministero della Pubblica Istruzione ha mandato un ispettore; e se interpreto le parole poco chiare del Mattino di Padova, persino la Cgil, la Cisl e la Uil hanno chiesto le dimissioni della direttrice scolastica.
Poi, come probabilmente sapete, è intervenuto anche il ministro della difesa Ignazio La Russa. Un signore che conosciamo per prodezze poco militari, ad esempio alla discoteca Twiga dove il Vieux Fasciste fa il cretino tra le Jeune-Fille:
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"Difficile fare una lista dei personaggi famosi che fanno tappa al Twiga. Facendo una violenta sintesi possiamo ricordare Aida Yespica, Alba Parietti, Elena Santarelli, Eleonora Pedron, Emilio Fede, Eros Ramazzotti, Ignazio la Russa, Marco Balestri, Marco Predolin, Stefano Masciarelli, Susanna Messaggio ed infiniti altri.La discoteca Twiga rappresenta un must nelle calde estati della Versilia ed è meta assolutamente imperdibile per chi ama giornate all'insegna del lusso in mezzo alla clientela più "in" che si possa trovare in Italia".
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Ignazio La Russa non ha combattuto né a Vittorio Veneto né a Nassiriya; ma in compenso ha condotto una dura lotta contro la polizia di Milano, in difesa del diritto dei proprietari di discoteche a turbare l'ordine pubblico.
Scrive una lettrice di Repubblica: "Sono stata ai Navigli, c' erano anche gli onorevoli Ignazio La Russa e De Corato. Ho cortesemente chiesto al dottor La Russa cosa intendesse fare contro il disturbo alla quiete pubblica causato dalle discoteche. La risposta è stata: «Si metta il cotone nelle orecchie signora".
Ma, come dice De Andrè,
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Spesso gli sbirri e i Carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
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A Villafranca, per affermare tutta la potenza del governo contro la scuola timidamente insubordinata, Ignazio La Russa è andato di persona.
Estorcendo, peraltro, il pubblico pentimento della direttrice didattica peccaminosa, che pare abbia acconsentito a celebrare il massacro.
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Miguel Martinez (Kelebek)
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[1] L'uso dei gas tossici in guerra fu introdotto dai tedeschi, ma imitato con entusiasmo dagli italiani. Segnaliamo tra le imprese che hanno mostrato più patriottismo in questo campo la Società Elettrochimica Italiana, lo stabilimento di Rumianca dell'ingegner Vitale, la Società Italiana Prodotti Azotati, la Società Elettrochimica Pomilio, gli stabilimenti Caffaro di Brescia, la Società del Cloruro di Calce di Collestatte, la ditta Candia e Solona di Milano, nonché l'Istituto di chimica farmaceutica e tossicologica dell'università di Napoli del professor Arnaldo Piutti che, a differenze del suo collega tedesco, il dottor Mengele, si è guadagnato anche l'onore di una strada a Udine. Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento: Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, La guerra dei gas. Le armi chimiche sui fronti italiano e occidentale nella Grande Guerra, Gino Rossato Editore, Novale, 2006.
[2] Preciso che non considero delinquenti i ragazzi che a vent'anni decidono di arruolarsi tra i parà o altrove e che in situazioni di stress usano le armi che altri hanno messo loro in mano. Delinquente è chi ce li manda.